Questa lettera è stata scritta da un obiettore di coscienza ebreo che, a causa di questa scelta, sta scontando la pena in carcere. Il testo è stato scritto e diffuso in ebraico sul numero di Ha'aretz del 24 dicembre 2002 e una donna ebrea israeliana, Dorothy Naor, l'ha tradotta in inglese per diffonderla il più possibile per posta elettronica. Questo è quanto lei scrive come prefazione al suo messaggio: "(4 gennaio 2003) Salve a tutti. Mi sono imbattuta per puro caso nella lettera di Uri Yakobi proprio oggi mentre davo un'occhiata ai numeri passati di Ha'aretz. Possiamo davvero essere tutti orgogliosi dei nostri ragazzi che hanno degli ideali e tengono fede assoluta a questi. Kudos a Uri e possa presto essere scarcerato. Dorothy".





Io non sono un Conquistatore
di Uri Yakobi

Ho letto sul giornale che alcuni soldati israeliani hanno sparato e ucciso una ragazzina palestinese di 11 anni, Nada Madi, nella sua casa, a sud di Rafa. Ho letto che dall'inizio di dicembre l'esercito ha ucciso oltre 30 Palestinesi di cui almeno la metà erano civili innocenti. Ho letto queste cose e ho provato tristezza e stordimento poiché sono cose compiute dal Paese in cui vivo.

Nessun atto terroristico può giustificare l'uccisione di civili palestinesi, o la demolizione delle loro case e gettare famiglie intere per strada, o altri atti militari che possono essere definiti solo col nome di "terrore". Sono felice mentre leggo queste cose di essere in prigione, scontando la mia sesta condanna consecutiva per aver rifiutato di arruolarmi nell'esercito dell'occupazione, per non essere un soldato, un piccolo strumento della pesante e brutale macchina militare.

Io non so se il leader palestinese voglia, o meno, la pace. Io non so se i Palestinesi vogliano, o meno, rimanere per sempre poveri e deprivati (anche se non penso proprio che lo vogliano). Quello che sì io so è che i Palestinesi non vogliono che noi li occupiamo. So che loro non vogliono la guerra e vedere ancora del sangue versato. So che loro non sono la causa della nostra occupazione. Non sono loro che ci hanno fatto diventare occupatori. Questo noi già lo sapevamo fare abbastanza bene da soli.

Non sono orgoglioso del mio popolo. Non sono orgoglioso del mio Paese. Non sono orgoglioso delle cose che vengono fatte nel nome della difesa. Non sono orgoglioso neppure di essere in prigione perché rifiuto di servire la forza militare (né sono orgoglioso della scelta che mi viene offerta di soffrire per i miei principi morali).

Ma sono molto orgoglioso di ascoltare la mia coscienza. E sarò orgoglioso se altri ancora potranno ascoltare le loro e non quello che i comandanti dicono loro di fare. Non so quanto a lungo i militari intendano tenermi ancora in carcere. Ma so per certo che non mi importa quante altre volte ancora sarò condannato, e non mi importa quante altre volte ancora sarò sbattuto dietro le sbarre: io non cederò e non diventerò mai uno strumento al servizio dell'occupazione. Io non sono un conquistatore e basta.

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